Il tartaro e la detartrasi nel cane e nel gatto

Il tartaro e la detartrasi nel cane e nel gatto

Le patologie del cavo orale sono un problema che riguarda molto da vicino tantissimi cani e gatti di proprietà.

Esattamente come accade per gli esseri umani, anche i nostri animali soffrono di disturbi molto comuni come l’alitosi, la carie, l’accumulo di tartaro e la caduta dei denti.

Oggi vogliamo parlarvi in particolare del tartaro, un problema che interessa soprattutto il cane (ma non risparmia anche il gatto) e troppo spesso sottovalutato, causa di notevoli disturbi e fastidi.

Vuoi saperne di più?

Allora continua con la lettura di questo articolo nel quale il Dr. Domenico Di Lisa ti spiegherà come si forma, quali danni può causare e come aiutare il tuo pet.

Cosa è come si forma il tartaro

All’interno della cavità orale di ogni essere vivente sono presenti milioni di batteri appartenenti a tantissime specie diverse.

Questi batteri sono dei commensali ed è quindi normale che si trovino proprio li, sebbene alcuni di essi siano potenzialmente patogeni e addirittura, in certi casi, anche antibiotico-resistenti.

La presenza di residui di cibo e l’ambiente caldo e umido favoriscono la moltiplicazione di questi microorganismi che si depositano sui denti formando uno strato invisibile, la cosiddetta “placca”.

Con il tempo, tale film che ricopre il dente va incontro a mineralizzazione che lo trasforma in materiale duro con la tendenza a stratificare: in questo modo nasce il tartaro.

Il tartaro si forma prima di tutto in prossimità della gengiva e a livello del diastema (lo spazio tra un dente e un altro), assumendo una colorazione giallo-marrone facilmente visibile.

All’inizio è solamente un piccolo alone di spessore trascurabile ma con il progredire del problema può arrivare a ricoprire tutto il dente e raggiungere uno spessore notevole.

Passando un dito sulla sua superficie è possibile percepirne la porosità, grazie alla quale la deposizione successiva di altro tartaro diventa ancora più semplice e rapida.

I denti maggiormente interessati sono i molari e i             premolari, ma anche gli incisivi possono essere coinvolti.

 

Le conseguenze dell’accumulo di tartaro

Oltre a rappresentare un inestetismo, il tartaro può provocare diversi danni ai denti e alle gengive (e non solo!) e causare fastidio all’animale e a chi gli sta intorno.

Per quale motivo?

Semplicemente perché il tartaro è una delle cause principali dell’alitosi, quella fastidiosa sensazione che si prova quando ci si avvicina alla bocca del nostro amico a quattro zampe oppure quando ci lecca.

Inoltre, vista l’elevata carica microbica che si viene a creare in questo caso all’interno della cavità orale anche una semplice leccata, un morsetto per gioco o un vero e proprio morso possono rappresentare un rischio per il proprietario causando infezione.

Ma torniamo alle ripercussioni sulla salute dell’animale.

Accumulandosi, il tartaro può provocare:

  • infiammazione e retrazione gengivale
  • sanguinamento
  • caduta del dente (o dei denti)

Come conseguenza il paziente potrebbe provare dolore,         mostrare difficolta ad alimentarsi e rifiutare il gioco.

Accumulo di tartaro sui denti di un cane pronto per la detartrasi

La penetrazione dei batteri attraverso le lesioni gengivali può determinare a sua volta infezione locale a livello della mucosa o della cute circostante la bocca (ad es. fistole, ascessi, dermatiti delle pieghe delle labbra, ulcere linguali e del vestibolo buccale) oppure penetrare fino a coinvolgere l’osso sottostante o addirittura generalizzare fino a trasformarsi in setticemia.

Non rare, come concomitanza di patologie del cavo orale, sono le cosiddette “endocarditi batteriche”, ovvero infezioni a carico del cuore conseguentemente alla diffusione dei batteri per via ematogena (attraverso la circolazione sanguigna).

Prevenire la formazione del tartaro

Anche per noi esseri umani, che siamo soliti lavarci i denti più volte al giorno, quello del tartaro è un problema concreto.

Nei confronti del tartaro non tutte le bocche si comportano nella stessa maniera: esistono molti soggetti, sia cani che gatti, che mostrano una minore tendenza all’accumulo di questo materiale indesiderato rispetto ad altri.

Conosciamo animali che, nonostante l’età avanzata, hanno denti in ottimo stato ed altri che, già da giovanissimi, manifestano una certa predisposizione o addirittura il problema già in fase avanzata.

La razza gioca spesso un ruolo fondamentale in quanto i brachicefali, sia cani (ad es. Boxer, Carlino, Bulldog inglese, Bouledogue francese, Mastino, Dogue de Bordeaux, Shi-tzu, ecc.) che gatti (ad es. Persiano), in virtù della particolare anatomia del muso, sono particolarmente soggetti a sviluppare il tartaro in maniera massiccia.

Nonostante ciò, qualunque cane o gatto, di razza oppure no, può presentare il problema, sia da giovane che da adulto o anziano.

Un altro punto critico è la persistenza dei denti da latte, soprattutto dei canini, ulteriore fattore predisponente.

La formazione del tartaro può essere favorita anche dal tipo di alimentazione, argomento del quale è bene parlare con il proprio Veterinario di fiducia in modo da valutarne i pro e i contro non solo in funzione delle caratteristiche nutrizionali e dei fabbisogni dell’animale, ma anche per quel che riguarda il suo impatto sulla salute della bocca.

In commercio esistono degli snack appositamente studiati che possono rallentare l’evoluzione di questo fenomeno, ma bisogna considerare che si tratta di veri e propri integratori il cui apporto calorico che deve essere considerato nel quadro dietetico generale.

Esattamente come avviene per noi esseri umani, anche per i nostri animali esistono prodotti (in gel o spray) che possono essere somministrati per via orale, da soli o accompagnati dall’utilizzo di un apposito spazzolino, la cui funzione è quella di rimuovere la placca e rallentare la formazione del tartaro.

Infine, esiste anche una vasta gamma di giocattoli masticabili che contribuiscono, con la loro azione meccanica, all’igiene della bocca.

Ognuna di queste soluzioni, per quanto utili, devono comunque essere considerate come uno strumento ausiliario, in quanto non possono in alcun modo sostituire l’intervento del Veterinario.

La detartrasi: quando è necessaria e come funziona

Uno dei passaggi obbligati della visita generale dal Veterinario prevede l’osservazione della bocca.

Questa operazione, semplice, indolore e veloce, consente al professionista di ottenere molte informazioni sulla salute dell’animale e consente anche di valutare lo stato dei denti e delle gengive.

In presenza di accumuli di tartaro sarà il Veterinario stesso a suggerire come comportarsi e a proporre, se           necessario l’intervento di detartrasi.

È importante sapere, come prima cosa, che non si tratta di una pratica dolorosa in quanto non differisce dalla cosiddetta “pulizia dei denti” alla quale anche noi umani ci sottoponiamo con regolarità: non si può certo dire che sia piacevole e il più delle volte è solamente fastidiosa.

Nonostante ciò, i nostri animali non accettano volentieri questo tipo di operazione e per minimizzare i rischi ed il disagio si rende necessaria l’anestesia.

Prima di addormentare il paziente, ove necessario, vengono effettuati alcuni esami utili per eseguire in sicurezza l’anestesia.

In presenza di lesioni importanti a carico della bocca può essere indicato ricorrere anche ad un esame radiografico per la valutazione delle strutture ossee sottostanti.

Il soggetto viene intubato per la somministrazione dell’anestetico gassoso, più sicuro e facilmente controllabile; la presenza del tracheotubo, inoltre, impedisce che la saliva e i residui del tartaro rimosso vengano aspirati, rischiando di soffocare l’animale o di causare una polmonite ab ingestis.

Inoltre viene sempre utilizzato il cosiddetto “monitoraggio”, ovvero un macchinario che rileva costantemente i parametri vitali.

L’intervento di detartrasi ha una durata media di circa 30 minuti ma durante l’operazione potrebbero verificarsi degli imprevisti, come ad esempio la necessità di estrarre uno o più denti.

Per quale motivo questo accade?

Perchè, come abbiamo detto in precedenza, a causa dell’accumulo di tartaro e di molti altri fattori il dente o la radice potrebbero indebolirsi e iniziare a muoversi.

Lo stesso cane della foto precedente dopo l’intervento di detartrasi

In quel caso l’estrazione è necessaria per prevenire ulteriori problemi, del resto un dente “marcio” non solo non è più utile alla masticazione ma potrebbe addirittura causare dolore all’animale e dar luogo, successivamente, ad ascessi e fistole oppure compromettere l’osso sottostante.

Al termine dell’intervento di detartrasi il paziente verrà svegliato e avrà una bocca sicuramente più sana e funzionale.

Se necessario, il Veterinario potrebbe dover prescrivere antibiotici, per contrastare eventuali infezioni, antinfiammatori ed antidolorifici per velocizzare la ripresa e ridurre i danni causati dalla patologia del cavo orale.

Di norma, già dopo alcune ore l’animale è in grado di riprendere a mangiare.

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