Zecche e malattie trasmissibili

Zecche e malattie trasmissibili

Tutti conosciamo le zecche e le temiamo… ma sappiamo davvero tutto quello che c’è da sapere su questi piccoli parassiti così fastidiosi e pericolosi?

Le zecche sono ectoparassiti ematofagi (si nutrono di sangue) diffusi a livello globale.
Solo in Italia ne esisterebbero ben oltre 40 specie diverse in grado di parassitare mammiferi, uomo compreso, ed uccelli.
Le zecche di nostro interesse, ovvero quelle che più comunemente infestano il cane ed il gatto, appartengono alla famiglia Ixodidae e sono caratterizzate da una forma ovalare, un corpo piuttosto duro, un apparato succhiatore (ipostoma) molto efficiente e la presenza di 6 (nelle larve) o 8 zampe (nelle ninfe e negli adulti).

Il ciclo biologico

✔️Le zecche sono caratterizzate da un ciclo biologico che consta di 4 stadi.
La femmina feconda scende dall’animale per deporre le proprie uova nel terreno, in numero variabile da alcune centinaia fino a qualche migliaio, dopodichè muore.
Zecca femmina dopo il pasto di sangue

Dalle uova emergono le larve, piccoli artropodi che misurano meno di 1 mm, le quali inizieranno a nutrirsi immediatamente dopo aver raggiunto l’ospite.

Successivamente avverrà la prima muta a ninfa, di dimensioni leggermente superiori e dotata di 8 zampe, che si nutrirà nuovamente prima di evolversi ad adulto.
La zecca adulta, sia essa maschio o femmina, misura diversi millimetri ed è dotata sempre di 8 zampe ma, a differenza delle ninfe, possiede anche gli organi riproduttivi.
Dopo l’accoppiamento, la femmina compie un abbondante pasto di sangue che le fornisce l’energia e gli elementi nutritivi necessari per la produzione di uova, un processo fisiologico che richiede notevoli risorse.
A differenza del maschio, che non modifica sostanzialmente le proprie dimensioni corporee durante il pasto, la femmina subisce un aumento di volume tale da assumere la forma e l’aspetto di un acino d’uva, data la quantità di sangue che riesce ad ingerire, e può aumentare il suo peso iniziale fino a 120 volte.
Pertanto, quando sui nostri animali troviamo una zecca gonfia, abbiamo la certezza che si tratti di una femmina.

Come avviene l’infestazione

👉Qualunque sia lo stadio (larva, ninfa o adulto), la maggior parte delle zecche dure raggiunge l’ospite in maniera passiva: sale su un filo d’erba, tende gli arti dotati di microscopici uncini, attende il passaggio dell’animale e rimane aggrappata al suo mantello.
🐾Una volta su di esso, l’artropode si sposta attivamente alla ricerca del sito più idoneo per nutrirsi.
Facendosi strada attraverso il pelo, le zecche raggiungono la cute e vi infiggono l’ipostoma che raggiunge i capillari sanguigni più superficiali.
Grazie alla presenza di ghiandole in grado di produrre sostanze anticoagulanti e cementanti, le zecche possono suggere il sangue senza che questo coaguli e il pasto può protrarsi ininterrottamente anche fino ad una settimana.
Avete mai notato che, nei cani o gatti infestati da più zecche, questi parassiti tendono a stare molto vicini tra loro, quasi a formare dei grappoletti?
🔜È un meccanismo che si chiama co-feeding, ovvero la condivisione di uno stesso sito di alimentazione, una caratteristica molto peculiare in questi artropodi.
Solo una volta raggiunto lo stato di sazietà, la zecca si stacca spontaneamente dall’ospite.

La diffusione delle zecche

Come abbiamo già detto, esistono moltissime specie di zecca: alcune di esse mostrano preferenza per una sola tipologia di animale, altre sono meno selettive.
Ad esempio, la zecca dei boschi (Ixodes ricinus) parassita prevalentemente gli ungulati selvatici, pertanto sarà più facile incontrarla ove sia maggiore la presenza di questo tipo di selvaggina.
Nonostante ciò, i cani e i gatti che vivono in zone rurali vengono frequentemente infestati da questo Ixodidae, così come i cani portati a correre in campagna o nei boschi durante i week end di bel tempo.
La specie più caratteristica nel cane è Rhipicephalus sanguineus, di frequente ritrovamento nei giardini pubblici o privati e nei parchi cittadini.
A causa dei cambiamenti climatici e del sempre maggiore avvicinamento degli animali selvatici alle aree urbane e periurbane, il fenomeno delle zecche sta assumendo contorni sempre più drammatici, tanto che non è infrequente il ritrovamento anche nei quartieri dove il verde è poco presente.
Negli ultimi anni, ad esempio, sono aumentate anche le segnalazioni di animali da compagnia infestati da Ixodes hexagonus, la zecca del riccio.
Inoltre, se prima le zecche erano un pensiero per i proprietari di animali solamente nella tarda primavera ed estate, ormai il fenomeno si prolunga per quasi tutta la durata dell’anno, compreso l’inverno.
Altre zecche di sempre più frequente riscontro, sia in Italia che in Europa, appartengono al genere Dermacentor, Hyalomma ed Haemaphysalis.

I danni diretti causati dalle zecche

Quali sono i danni che la puntura di una zecca può causare al suo ospite?
Ecco i principali:
📌Per compiere il pasto di sangue infigge il rostro nella cute dell’ospite, causando una microlesione con conseguente infiammazione
📌Le sostanze anticoagulanti e cementanti prodotte dalle ghiandole dell’artropode possono scatenare reazioni di ipersensibilità
📌Ogni singola zecca sottrae diverse gocce di sangue all’ospite
Se moltiplichiamo questi effetti per dieci, cento o mille zecche, ne consegue che i danni diretti sono strettamente legati all’entità dell’infestazione e alla risposta del singolo opite.
Considerando che alcuni cani vengono portati a visita perché infestati da moltissime zecche (tra larve, ninfe e adulti), il veterinario spesso si trova a dover affrontare gravi quadri di anemia, soprattutto nei cuccioli, e reazioni organiche notevoli.

La trasmissione di patogeni

Ben più gravi rispetto ai danni diretti sono le patologie che la zecca può trasmettere durante il pasto di sangue.

Non tutte le zecche veicolano con sé agenti patogeni, ma molte di esse ne sono portatrici.

Stiamo parlando di patologie e percentuali estremamante variabili in funzione della specie, della zona e del microorganismo; purtroppo, però, alcuni studi recenti hanno dimostrato prevalenze che possono raggiungere anche il 20%, il che significa fino a una zecca ogni cinque.
Quali sono i patogeni che possono essere trasmessi attraverso la puntura di questi artropodi? Vediamo insieme i principali (parzialmente tratto ESCCAP – Linee guida n. 3 – Quinta Edizione – Aprile 2016):
📌 Protozoi
✔️ Babesiosi (Babesia spp.)
✔️ Hepatozoonosi (Hepatozoon spp.)
📌 Nematodi
✔️ Filariosi (Achantocheilonema spp., Cerchapitifilaria spp.)
📌 Batteri
✔️ Bartonellosi (Bartonella spp.)
✔️ Borreliosi (Borrelia spp.)
✔️ Ehrlichiosi (Ehrlichia spp.)
✔️ Anaplasmosi (Anaplsma spp.)
✔️ Rickettsiosi (Rickettsia spp.)
✔️ Febbre Q (Coxiella burnetti)
✔️ Tularemia (Francisella tularensis)
📌 Virus
✔️Encefalite da zecche (Flavivirus)
✔️Louping ill (Flavivirus)
Molte di queste patologie sono diffuse anche nel nostro Paese e, vista l’elevata prevalenza, possiamo considerare il rischio di trasmissione molto concreto.
Tantissimi cani e gatti vengono infettati ogni anno e molti di questi riescono ad affrontare la malattia senza manifestare segni clinici evidenti oppure degli stati di malessere molto lievi ed autolimitanti.
Dall’altra parte, tantissimi sono gli animali da compagnia che vengono contagiati e si ammalano e in quel caso, senza entrare nel dettaglio di ogni singola patologia, i sintomi che potrebbero comparire (in forma più o meno grave) sono i seguenti:
👉 Febbre
👉 Depressione
👉 Inappetenza
👉 Dimagrimento
👉 Rifiuto dell’attività fisica
👉 Dolori muscolo-scheletrici
👉 Segni neurologici (incoordinazione motoria, paralisi, ecc)

Come comportarsi e come prevenire

La strategia migliore è sicuramente la prevenzione.
 
Esistono in commercio numerosi prodotti antiparassitari contenenti molecole in grado di repellere e/o uccidere il parassita: diverse sono le forme e le modalità di impiego, dai bagni agli spray, dagli spot-on ai collari fino a presidi da somministrare per via orale.
Nonostante molti antiparassitari siano di libera vendita (mentre altri necessitano della prescrizione), nella scelta è sempre meglio evitare la soluzione “fai da te”.

E’ buona regola chiedere consiglio al veterinario che     potrà indirizzare verso l’opzione migliore, sia in funzione delle abitudini e del temperamento del cane o del gatto che in quanto ad efficacia.

Bisogna sempre leggere attentamente il foglietto illustrativo per diversi motivi:
🐾 Alcuni antiparassitari utilizzati sui cani possono essere tossici per il gatto (o per il coniglio)
🐾 Lo spettro dazione deve includere anche le zecche
🐾 Modalità di somministrazione: il prodotto deve essere utilizzato secondo le istruzioni, altrimenti potrebbe risultare inefficace
🐾 Intervallo tra una somministrazione e la successiva: ogni prodotto, qualunque sia la sua forma fisica, ha una durata d’azione garantita, oltre la quale non è più efficace e quindi dovrà essere ripetuto il trattamento.
Qualora venisse rinvenuta una (o più) zecche su uno dei nostri animali, questa (o queste) andrebbe rimossa il prima possibile, poiché la probabilità di trasmissione di agenti patogeni aumenta con il passare del tempo.
Mai e poi mai ricorrere a sistemi “leggendari” (ma anche molto dannosi!) come l’olio, la benzina, l’alcool, la fiamma dell’accendino… sono tutte operazioni pericolose per l’animale e, inoltre, favoriscono il rigurgito da parte della zecca e quindi aumentano esponenzialmente il rischio di trasmissione di agenti infettivi.
Eventualmente, la rimozione può essere eseguita meccanicamente mediante l’impiego di apposite pinzette, ma il rischio di “rompere” la zecca e lasciare il suo apparato buccale infisso nella cute dell’animale è tutt’altro che remoto.

Se possibile è meglio evitare di provvedere                          autonomamente… meglio rivolgersi al veterinario!

Visto il rischio di conseguenze sulla salute dell’animale dovuto alla trasmissione di patogeni, il veterinario suggerirà di tenere sotto osservazione il proprio pet e riferire qualunque alterazione.

Un problema per l’essere umano?

La risposta è si!
Le zecche possono pungere anche l’essere umano, evenienza tutt’altro che infrequente.
Oltre al fastidio della puntura, anche per l’essere umano sussiste il rischio di trasmissione di agenti patogeni, poiché molti dei microorganismi sopra elencati sono responsabili di zoonosi.
Se si viene punti da una zecca è necessario rivolgersi immediatamente al proprio medico curante o al pronto soccorso.

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