La Parvovirosi canina

La Parvovirosi canina

La Parvovirosi canina, meglio nota come “gastroenterite virale” o CPV2 (Canine Parvovirus), è una grave malattia che colpisce ogni anno moltissimi cani.
Caratterizzata da elevata contagiosità e mortalità, questa patologia può colpire soggetti di qualunque razza, età e sesso con gravi sintomi, soprattutto i cuccioli e gli animali non vaccinati.

▶️Cos’è la Parvovirosi?

La Parvovirosi è una malattia causata da un virus (Parvovirus) di piccole dimensioni che possiede un singolo filamento di DNA ma è sprovvisto di envelope.
Da un punto di vista epidemiologico, l’assenza dell’envelopelo rende molto resistente nell’ambiente esterno quando incluso all’interno di materiale organico, come ad esempio le feci.
Questo virus replica molto bene nei tessuti caratterizzati da un’elevata attività mitotica, soprattutto nelle cellule poste all’apice del villo intestinale che rappresentano uno dei due bersagli per eccellenza (l’altro sono le cellule del miocardio del giovane animale).

👨‍🎓Un virus conosciuto da tempo👨‍🎓

Sappiamo dell’esistenza del Parvovirus canino fin dagli inizi degli anni ’70, quando venne identificato a seguito di una serie di epidemie verificatesi a livello mondiale che hanno portato alla morte di molti caninei diversi continenti.
Si pensa che questo virus derivi dalla mutazione di quello responsabile della Panleucopenia felina che, al contrario, era conosciuto già nei primi anni del 1900.
Secondo le ipotesi più accreditate, attraverso una serie di mutazioni il virus del gatto sarebbe riuscito a saltare la barriera di specie e ad infettare i canidi selvatici.
Una volta raggiunto il cane domestico, il CPV2 originario avrebbe dato luogo, nel giro di poco tempo, a due varianti, ovvero il CPV2a e il CPV2b.
Più recentemente, si parla dell’inizio del 2000, un gruppo di studio italiano ha isolato una terza variante (CPV2c), mentre il CPV2, il capostipite, viene ormai considerato estinto ed è presente solamente nella formulazione dei vaccini.
La differenza tra i tre ceppi virali attualmente circolanti è davvero minima e riguarda un singolo aminoacido della proteina VP2 del capside.

🚦Come si trasmette la Parvovirosi?

👉La trasmissione della Parvovirosi canina avviene per via oro-fecale… cosa significa?
Gli animali infetti eliminano con le feci milioni di particelle virali che, una volta disperse nell’ambiente, contaminano il terreno.
👉Un soggetto sano che si trovi a passare di li può ingerire il virus anche solo leccando il suolo, l’erba o oggetti contaminati da residui fecali e contrarre l’infezione.
Di conseguenza, particolarmente a rischio sono le aree frequentate da cani, sia di proprietà che randagi, come ad esempio i giardini pubblici dove si è soliti portare in passeggiata i nostri amici a quattro zampe.

Avete capito per quale motivo è così importante vaccinare il proprio cane?

Moltissime altre sono le occasioni in cui vi è il rischio di contagio, come ad esempio quando ci si affida a pensioni per animali che non rispettano le norme igieniche ed ospitano soggetti non vaccinati, oppure quando si introduce in casa un nuovo cane non immunizzato (e, magari, quelli già presenti non sono stati sottoposti alla profilassi).

⭕️I soggetti maggiormente a rischio di contrarre il virus

👉Tutti i cani sono a rischio, soprattutto quelli non vaccinati, sebbene i cuccioli e i soggetti di alcune razze (ad es. Rottweiler, Pastore Tedesco e Labrador) siano statisticamente quelli più colpiti.
Particolare attenzione deve essere posta soprattutto verso i soggetti di provenienza estera per i quali non sia possibile fornire le debite garanzie da un punto di vista sanitario(soprattutto quelli di importazione illegale!) oppure quelli ceduti da privati ed allevamenti che non rispettano le condizioni igieniche e non facciano eseguire correttamente le vaccinazioni da un Medico Veterinario.
🤚Purtroppo, l’abitudine di vaccinare “fai da te” i cani e i gatti è ancora molto radicata e, oltre a configurarsi come abuso di professione, espone gli animali a grossi rischi di natura infettiva.
Molto importanti, nella valutazione del fattore “rischio”, sono le abitudini di vitadel cane: quelli che frequentano luoghi comuni (ad es. parchi cittadini e giardini pubblici ma anche marciapiedi urbani) o che possono entrare in contatto diretto o indiretto con soggetti randagi e selvatici (ad es. nelle aree periurbane o nelle campagne) sono maggiormente esposti al pericolo di entrare in contatto con il virus.
👉Come già accennato, il Parvovirus canino è molto resistente e può rimanere vitale ed infettante nell’ambiente anche per diversi mesi.
Diversi disinfettanti sono inutili per la sua inattivazione, ma la candeggina sembra essere molto efficace per la sanificazione di oggetti e ricoveri.
Detto ciò, per salvaguardare la salute del proprio cane la soluzione non è quella di non portarlo a spasso fuori casa o di evitare contatti con altri animali, bensì quello di proteggerlo nella maniera adeguata… e qui ripetiamo la domanda: avete capito come mai la vaccinazione è così importante?

👨‍⚕️I sintomi della Parvovirosi

Il periodo di incubazione, cioè il tempo che intercorre tra il contatto con il virus e la comparsa della sintomatologia, oscilla da tre giorni fino ad oltre una settimana o poco più.
👉La maggior parte dei segni clinici sono riferibili all’azione esercitata dall’agente patogeno sulla mucosa intestinale, suo bersaglio preferenziale.
I segni clinici possono essere variabili, ma quelli più frequenti sono i seguenti:
📌Vomito
📌Diarrea (con o senza sangue, il più delle volte maleodorante)
📌Disidratazione
📌Depressione
📌Anoressia
📌A volte febbre
📌In alcuni casi abbassamento del numero dei globuli bianchi
👉Gli episodi di vomito sono di solito imponenti e molto frequenti (anche più di dieci volte al giorno) e, insieme alla diarrea, possono portare rapidamente a disidratazione l’animale.

La mortalità è molto elevata.

L’altro organo bersaglio del Parvovirus canino è il cuore, ma i casi di miocardite, che si presentano solitamente nei neonati, sono ormai piuttosto rari grazie alla pratica della vaccinazione e all’immunità passiva trasmessa dalle madri ai cuccioli.

🐈 La Parvovirosi canina nel gatto

Alla domanda “può la Parvovirosi canina infettare e far ammalare anche i gatti?”, la risposta purtroppo è “SI”.
👉Diversi sono stati negli ultimi anni i casi accertati: nel gatto l’infezione si verifica con maggiore frequenza nei gattini di età compresa tra i due e i sei mesi.
La sintomatologia, anche in questo caso variabile, è la seguente:
📌febbre
📌depressione
📌anoressia
📌dolore addominale
📌scolo nasale
📌vomito
📌diarrea
📌disidratazione
📌ipotermia
👉Nei casi più gravi l’animale può entrare in coma e la mortalità è molto elevata.
Alle analisi ematologiche è possibile riscontrare un abbassamento importante dei globuli bianchi.
Nella gatta gravidasi possono verificare infertilità, aborto, riassorbimento fetale o la nascita di feti morti e mummificati.
👉Se l’infezione viene contratta dalla femmina (e quindi dai feti) nell’ultimo quarto di gestazione o nei gattini entro le prime 2-3 settimane di vita, l’infezione può determinare atassia (incoordinazione locomotoria), tremori della testa e lesioni alla retina.

🔬Come si diagnostica la Parvovirosi nel cane e nel gatto

Nonostante il quadro clinico generale sia molto caratteristico, per ottenere una diagnosi certa il veterinario dovrà procedere ad ulteriori accertamenti.
👉Esiste la possibilità di eseguire dei tests rapidi di laboratorio per un primo ed immediato riscontro, seguiti eventualmente da una PCR o da una RT-PCR (real-time PCR).
Gli esami emato-biochimici risultano utili per valutare lo stato di disidratazione dell’animale e ottenere una conta precisa delle cellule del sangue, soprattutto dei globuli bianchi.

💉La prevenzione: l’unica vera arma nella lotta alla Parvovirosi

Quando l’animale mostra i sintomi della malattia, l’unica soluzione è il ricovero.
👉Il veterinario provvederà a somministrare le terapie di sostegno ed i fluidi necessari per aumentare le probabilità di sopravvivenza dell’animale.
Nonostante le cure, la mortalità determinata da questo virus è molto elevata, pertanto la vaccinazione rimane al momento la migliore forma di lotta e soprattutto di prevenzione.
È importante, prima di tutto, che la madre sia vaccinata, poiché passerà gli anticorpi contro il virus ai cuccioli attraverso il colostro per proteggerli durante le prime settimane di vita.
👉Man mano che il giovane animale cresce, l’immunità materna (definita “passiva”) diminuisce rapidamente, pertanto a partire dall’età di 6-8 settimane il cucciolo andrebbe vaccinato, al fine di creare un’immunità di tipo “attivo”.
Successivamente, il veterinario provvederà ad eseguire altri interventi vaccinali a cadenza di 2-4 settimane, fino ad arrivare alla 16° settimana, momento nel quale verrà somministrata l’ultima dose di vaccino.

Per quale motivo devono essere eseguiti tutti questi         richiami?

Poiché l’immunità materna, decrescendo, lascia senza protezione l’animale ma, allo stesso tempo, la presenza degli anticorpi colostrali interferisce con l’instaurarsi dell’immunità attiva.

Dopo la 16° settimana il cucciolo si potrà considerare       finalmente protetto.

👉Questo protocollo vaccinale è quello suggerito dal WSAVA (World Small Animal Veterinary Association), che ha incluso la profilassi per la Parvovirosi tra le vaccinazioni “core, ovvero quelle considerate necessarie per tutti i cani, e che ne ha definito le linee guida in un documento di recente pubblicazione (“Guidelines for the vaccination of dogs and cats”, 2015).
👉I richiami successivi dovranno essere eseguiti a cadenza regolare in base alla valutazione del veterinario curante.
Esiste, inoltre, anche la possibilità di valutare la risposta e la copertura anticorpale contro il virus attraverso l’esecuzione di test sierologici.

La vaccinazione deve essere eseguita esclusivamente dal Veterinario il quale, apponendo sul libretto l’etichetta del prodotto, la propria firma ed il timbro, garantisce la       bontà dell’intervento di profilassi.

🤔Il cucciolo può essere postato a spasso oppure deve rimanere chiuso in casa?

Questa domanda viene spesso posta al veterinario dal proprietario impaurito dal rischio che il proprio cucciolo possa contrarre la gastroenterite.
Il punto fermo è la necessità di vaccinare non appena possibile il giovane animale.
Il protocollo vaccinale di base si conclude, come abbiamo detto, con l’ultima somministrazione di vaccino alla 16° settimana di vita.
Cosa fare dunque, fino a quel momento?
Tenerlo chiuso in casaper proteggerlo oppureportarlo fuori come se niente fosse?
👉Il cucciolo socializza, scopre il mondo e compie la maggior parte delle proprie esperienze entro i 4 mesi di vita.
Nel lasso di tempo che intercorre dal momento dell’acquisto o adozione (minimo 6o giorni) fino ai 120 giorni di età, il cucciolo deve conoscere quanto più possibile, incontrare altre persone ed animali, annusare ed osservare.
Solo così potrà diventare un adulto equilibrato in grado di affrontare le sfide della vita.
Recludere in casa un cagnolino prima del termine del ciclo di vaccinazioni significa fare di lui un animale ansioso e spaventato.
Pertanto, il cucciolo dovrà uscire, questo si, ma con molta attenzione, possibilmente avendo cura di fargli incontrare solo cani sani e vaccinati ed evitando i luoghi a rischio.

Per saperne di più sulla Parvovirosi e su come comportarti per prevenirla in maniera efficace, chiedi consiglio al tuo Veterinario di fiducia

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