Angiostrongilosi canina

Angiostrongilosi canina

Da qualche anno a questa parte si sente parlare, con sempre maggiore insistenza, di nuovi parassiti del cane e

Il Dr. Tommaso Ruggeri, membro del Team della Clinica Veterinaria Saline, è laureato in Medicina Veterinaria presso l’Università di Teramo. I suoi principali campi d’interesse sono la diagnostica per immagini e la medicina d’urgenza

del gatto, piccoli ospiti indesiderati che mietono numerose vittime e causano problemi non di poco conto ai nostri animali da compagnia.

Si tratta veramente di nuovi parassiti?

In realtà sono sempre esistiti ma se ne sapeva molto poco, o perché casi che si verificavano erano numericamente esigui oppure perché non venivano correttamente diagnosticati.

Grazie al progredire della scienza medica e a tecniche diagnostiche sempre più sensibili e mirate, oggi scopriamo che molti dei nostri cani sono a rischio di contrarre infestazioni da Angiostrongylus vasorum, un nematode dell’apparato cardio-circolatorio che sta assumendo una sempre crescente importanza in ambito clinico.

Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo posto 10 semplici domande al          dr. Tommaso Ruggeri, il quale ci ha spiegato in maniera semplice e comprensibile tutto quello che è necessario sapere su questo parassita.

 

 

 

 

 

 

Esistono vermi parassiti del cane che infestano apparati diversi dal gastro-enterico?

Quando si parla di vermi del cane si suole pensare sempre e solo a quelli intestinali ma ne esistono altri, ben più pericolosi, in grado di parassitare altri distretti anatomici.

Angiostrongylus vasorum è uno di questi, ma ce ne sono molti altri.

 

In quale apparato vive Angiostrongylus vasorum?

Angiostrongylus vasorum è un nematode che, da adulto, vive e si accoppia all’interno del ventricolo destro, dell’arteria polmonare e delle sue diramazioni, quindi può essere considerato a tutti gli effetti un parassita dell’apparato cardio-circolatorio.

 

Di questo parassita si sente parlare solamente da pochissimi anni: è un agente patogeno nuovo oppure no?

Non si tratta di un patogeno nuovo, potremmo piuttosto definirlo un parassita riscoperto.

È noto già da tempo in Francia, tanto che fino a non molti anni fa era conosciuto come French heartworm, ma era segnalato e conosciuto anche in altri Paesi come la Gran Bretagna, la Svizzera e la Danimarca.

In Italia fu trovato in Toscana negli anni ’80 ma non gli si diede molto peso in quanto venne isolato in popolazioni di volpi, che rappresentano tutt’oggi il serbatoio naturale del parassita.

L’interesse su questo nematode si è acceso poco più di dieci anni fa in quanto si è iniziato a trovarlo anche nei cani di proprietà ed oggi sappiamo che è diffuso più o meno su tutto il territorio nazionale, probabilmente anche a seguito dell’aumento delle popolazioni di volpi ma soprattutto del loro sempre più frequente avvicinamento alle zone urbane e peri-urbane: spinte dalla ricerca di cibo, questi animali selvatici frequentano le stesse aree su cui sono presenti anche i cani di proprietà e vi lasciano le proprie feci.

 

Come avviene l’infestazione nel cane domestico?

Quello che sto per dirvi può sembrare curioso, forse strano, ma il cane si infesta ingerendo i gasteropodi terrestri… in poche parole le comuni chiocciole e lumache.

 

Ci spieghi meglio: come funziona, dunque, il ciclo biologico di questo parassita?

Alcuni parassiti sono molto fantasiosi e durante il loro processo evolutivo hanno studiato delle strategie di sopravvivenza e diffusione veramente geniali, ma che a noi possono risultare strane ed incredibili.

In poche parole, A. vasorum vive nell’apparato cardio-circolatorio del cane e dei canidi selvatici.

In questa sede il nematode si accoppia e la femmina rilascia delle uova embrionate.

Da queste fuoriescono le larve di primo stadio (L1) che rompono i capillari polmonari e penetrano negli alveoli.

Dagli alveoli, poi, risalgono l’albero respiratorio e grazie alla deglutizione raggiungono prima lo stomaco e poi l’intestino e da qui vengono espulse con le feci.

Nell’ambiente esterno le L1 penetrano nei gasteropodi che si trovano a stazionare sulle deiezioni e all’interno di questi invertebrati completano il loro sviluppo fino a diventare larve di terzo stadio (L3) infestanti.

Il cane che, accidentalmente, ingerisce i gasteropodi contenenti le larve del parassita si infesta a sua volta.

In poche parole, niente chiocciola, niente infestazione.

Esiste poi la figura dell’ospite paratenico, ovvero un’altra specie animale che può cibarsi del gasteropode (e quindi assumere il parassita) e che può a sua volta, dopo ingestione da parte del cane, trasmettere l’agente infestante: stiamo parlando degli anfibi (rane e rospi) che comunemente possiamo trovare nei nostri prati ma anche piccoli rettili (ad es. lucertole).

Inoltre, sappiamo che anche i galliformi da cortile (ad esempio i polli) possono fungere da ospite paratenico e pertanto, non solo per questo ma anche per altri motivi di ordine sanitario, mi sento di sconsigliare vivamente di somministrare al cane la carne cruda di pollo, soprattutto se ruspante.

Con la cottura, in questo caso, si risolve tutto.

Dopo l’ingestione, dall’intestino le larve raggiungono i linfonodi e da li, attraverso il torrente circolatorio, la sede definitiva, ovvero il cuore destro e i grossi vasi ad esso connessi.

Qui i nematodi adulti iniziano ad accoppiarsi e a produrre nuove larve che si andranno a disseminare nell’ambiente con le feci.

 

Quindi la via di infestazione principale è l’ingestione di un gasteropode contenente le larve del parassita: quante probabilità ci sono che questo avvenga?

Le probabilità sono piuttosto alte.

Considerate, ad esempio, quante volte capita di lasciare la ciotola con le crocchette in giardino e ritrovarla, poi, piena di chiocciole e lumache… il cane non si fa problemi e se necessario ingerisce sia il mangime che le chiocciole.

Pensate, poi, ai cuccioli o ai cani particolarmente curiosi che leccano e mangiano di tutto: se trovano un gasteropode su un filo d’erba potrebbero incuriosirsi e decidere di assaggiarlo, e non è un fenomeno raro.

 

Quali sono i segni clinici e i danni che l’infestazione da Angiostrongylus vasorum può causare al cane?

Il quadro clinico è piuttosto variabile e i segni che compaiono possono solo far sospettare la presenza del parassita.

Innanzitutto è importante l’anamnesi, in quanto se ci troviamo di fronte ad un soggetto non protetto da antiparassitari (il cui spettro d’azione copra anche i nematodi cardio-polmonari), che ha possibilità di scorrazzare nei prati o vive libero in giardino, che assaggia tutto quello che trova e che abita in una zona endemica, in presenza di alcuni dei segni clinici di cui parleremo a breve è lecito formulare un sospetto di angiostrongilosi.

I sintomi prevalenti sono:

  • affaticamento
  • tosse
  • dispnea
  • difetti della coagulazione.

Il danno causato dal parassita sui polmoni e sui grossi vasi del cuore può causare anche:

  • arterite
  • formazione di trombi
  • emorragie
  • reazioni parenchimatose interstiziali
  • formazione di granulomi
  • ipertensione polmonare.

Inoltre, gli antigeni di A. vasorum possono causare reazioni anafilattiche gravi e non è rara la comparsa di segni neurologici importanti, come ad esempio il cane che, di punto in bianco, si butta per terra e si comporta come se stesse avendo una crisi epilettica.

Si tratta di sintomi molto generici ma fortemente indicativi.

Necessita comunque un’accurata diagnosi.

I soggetti più a rischio sono i cuccioli ed i giovani entro il primo od il secondo anno di vita, ciò non toglie che questa patologia possa essere riscontrata a qualunque età.

 

Come si diagnostica, dunque, l’angiostrongilosi canina?

Il veterinario ha in mano diversi strumenti per la diagnosi dell’angiostrongilosi.

Larve di Angiostrongylus vasorum osservate al microscopio ottico

Prima di tutto l’esame delle feci fresche: con una metodica particolare, la tecnica di Baerman o il FLOTAC, è possibile individuare le larve del parassita nelle feci.

Le larve possono essere isolate anche attraverso il BAL, il Lavaggio Bronco-Alveolare, ma si tratta di una procedura molto più invasiva.

Esiste anche un test antigenico rapido, molto sensibile, utile ed economico, per l’esecuzione del quale sono necessarie solo poche gocce di sangue oppure si può ricorrere alla biologia molecolare, la PCR.

In presenza di segni clinici, oltre alla diagnostica appena citata, può rendersi necessaria l’esecuzione di esami emato-biochimici, indagini ultrasonografiche, radiografie o TC, utili soprattutto per valutare i danni e formulare una prognosi.

Test rapido per la diagnosi di angiostrongilosi: la presenza della doppia linea indica positività

 

Lesioni polmonari in un cane parassitato in forma massiva

 

È possibile prevenire l’infestazione da Angiostrongylus vasorum o la sua eventuale evoluzione in malattia?

Certamente!

L’infestazione si può prevenire evitando i fattori di rischio, ovvero l’ingestione dei gasteropodi (o della carne di pollo cruda o degli ospiti paratenici), ma questo non è sempre possibile in quanto bisognerebbe tenere il proprio cane sotto controllo ed evitare di portarlo a spasso nei prati… direi poco fattibile o addirittura controproducente.

La prevenzione razionale dell’infestazione, invece, passa attraverso l’applicazione o la somministrazione di antiparassitari nel cui spettro d’azione sia incluso anche questo tipo di parassita dietro consiglio del veterinario (evitando quindi di acquistare prodotti a caso).

Inoltre, eseguendo con regolarità gli esami diagnostici appropriati, è possibile individuare la presenza del nematode, e quindi eliminarlo con le terapie apposite, prima che questo possa causare danni al cane; qualora compaiano segni clinici sospetti, l’intervento del veterinario, quanto più tempestivo possibile, è fondamentale.

 

L’angiostrongilosi si può curare?

L’angiostrongilosi si può curare ma è importante intervenire quanto più precocemente possibile.

Esistono in commercio molte molecole che consentono sia di effettuare una profilassi efficace che una terapia mirata, volta all’eliminazione sia delle larve che dei parassiti adulti.

Purtroppo, però, i danni lasciati dal parassita possono essere anche molto gravi, pertanto la diagnosi precoce e la tempestività di intervento risultano fondamentali.

È giusto precisare che l’angiostrongilosi è una patologia mortale per il cane, quindi non deve essere sottovalutata.

Eseguire con regolarità il test per l’angiostrongilosi e applicare correttamente gli antiparassitari è la migliore forma di prevenzione

 

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