La Peritonite Infettiva Felina: tutto quello che c’è da sapere

La Peritonite Infettiva Felina: tutto quello che c’è da sapere

La Peritonite Infettiva Felina, anche nota come FIP (Feline Infectious Peritonitis), è una grave patologia di natura virale che colpisce il gatto ed i felini selvatici, ma non rappresenta un pericolo per l’uomo e per gli altri animali.

Il virus della FIP

L’agente eziologico che causa la FIP è un Coronavirus, ovvero un virus a tropismo enterico piuttosto comune nel gatto.
Con il termine tropismo enterico si intende indicare che la sede elettiva di questo agente patogeno, ovvero l’organo bersaglio dove esso si stabilisce e replica, è l’intestino.

Le infezioni da Coronavirus felino sono molto comuni nei gatti e possono arrivare a colpire    fino ad oltre il 70% dei soggetti che vivono in     colonia e dal 25 al 40% di quelli di proprietà.

Nonostante tale dato è necessario sottolineare che, nella maggior parte dei casi, l’infezione sostenuta da questo microorganismo si risolve in maniera spontanea, senza la comparsa di sintomi oppure con una lieve diarrea.
Il Coronavirus felino, però, è soggetto a numerose mutazioni ed una di queste, possibile a verificarsi e tutt’altro che rara, comporta l’aumento del potere patogeno del virus e la sua capacità di replicare all’interno di monociti e macrofagi.
Queste cellule, facenti parte del Sistema Immunitario, sono in grado, inoltre, di disseminare il virus all’interno dell’organismo dell’animale e permettergli così di lasciare l’intestino e raggiungere diversi distretti.
Gli organi bersaglio del virus mutato, quello responsabile della FIP, sono principalmente i seguenti:
  • linfonodi mesenterici
  • peritoneo
  • omento
  • pleura
  • meningi
  • occhio

Come evolve la Peritonite Infettiva

A seguito della viremia, ovvero della diffusione del virus a tutto l’organismo, esistono due possibilità di evoluzione.
Se il sistema immunitario del gatto risponde in maniera efficace e mette in atto la cosiddetta risposta cellulo-mediata, il virus viene contrastato e rimane confinato all’interno di monociti e macrofagi oppure può essere addirittura eliminato e debellato.
Se, al contrario, la risposta dell’ospite non è efficace, il virus raggiunge gli organi bersaglio e si scatena la malattia, corredata di tutti i segni clinici che andremo a discutere.
Esistono alcuni fattori soggettivi che possono favorire l’evoluzione della malattia in un senso oppure nell’altro; tra questi ricordiamo:
  • fattori genetici
  • fattori ambientali
  • stress
  • giovane età
  • malattie concomitanti
  • basse difese immunitarie

In presenza di malattie in grado di ridurre le   difese immunitarie, come ad esempio la FIV o la FeLV, il Coronavirus  felino trova un organismo più debole e meno protetto e può quindi esplicare più facilmente la propria azione patogena.

Come si trasmette la FIP

Il Coronavirus felino, quello originario a tropismo enterico, si trasmette da un soggetto all’altro attraverso feci, urine e altri secreti corporei (ad es. saliva).
Il virus mutato, quello responsabile della FIP, non viene invece eliminato attraverso queste vie e rimane pertanto confinato all’interno del corpo dell’animale infetto.

La Peritonite Infettiva Felina è quindi una         malattia a bassa morbilità ma l’ospite è comunque in grado di trasmettere il virus originario che può a sua volta mutare nel nuovo ospite.

Il momento in cui l’infezione avviene con maggiore frequenza è intorno al secondo mese di vita.
Il Coronavirus felino viene più facilmente trasmesso dalla madre ai figli ed a questa età si verifica il calo degli anticorpi materni assunti con il colostro, pertanto il gattino è più indifeso.
La malattia può comparire a qualunque età sebbene gli animali più colpiti siano, in linea generale, quelli al di sotto di un anno e mezzo oppure quelli anziani al di sopra dei dieci anni.
I soggetti più a rischio sono comunque quelli che hanno la possibilità di uscire di casa ed avere contatti con gatti a vita libera (randagi o colonie).
I gatti di razza sembrano essere maggiormente suscettibili rispetto ai meticci.

I segni clinici della Peritonite Infettiva Felina

Vengono riconosciute due forme cliniche della FIP:
  • forma umida
  • forma secca
La forma umida, anche conosciuta come essudativa od effusiva, è legata ad una risposta di tipo umorale con formazione di anticorpi e conseguente accumulo di liquido essudativo che si raccoglie principalmente in addome ma anche nel torace o nel pericardio.

La forma umida ha solitamente un decorso acuto od iper-acuto con morte del soggetto entro       poche settimane.

Immagine radiografica di versamento intracavitario (proiezione dorso-ventrale)
Questa è più facile da riconoscere proprio per la presenza di versamento intracavitario e per i segni clinici che, seppur aspecifici, possono spingere verso un sospetto:
  • addome dilatato
  • difficoltà respiratoria
  • febbre
  • anoressia
  • debolezza
  • mucose pallide
  • disidratazione
La forma secca si verifica, invece, quando la risposta immunitaria volge prevalentemente verso quella di tipo cellulo-mediata.
L’evoluzione della malattia è molto più lenta e può andare da alcuni mesi fino ad anni.
La sintomatologia è legata alla formazione di granulomi a livello di alcuni organi e sarà proprio l’organo colpito a determinare la comparsa di sintomi di diverso tipo.
In ogni caso, in corso di FIP secca i sintomi saranno molto più generici ed aspecifici, e quindi la diagnosi ancora più difficile.
Immagine radiografica di versamento intracavitario (proiezione latero-laterale)

 

Ad esempio, tra tutti i possibili segni clinici, ricordiamo i seguenti:
  • ittero e vomito (interessamento epatico)
  • problemi oculari (opacizzazione della camera anteriore, emorragie intraoculari, alterazioni retiniche, cambiamento di colore dell’iride, ecc.) (interessamento oculare)
  • problemi neurologici (incoordinazione motoria, cambiamento nel comportamento, convulsioni, paresi, nistagmo, tremori, ecc. (interessamento del Sistema Nervoso Centrale)
  • problemi gastro-enterici (vomito, diarrea o stitichezza) (interessamento dell’apparato digerente)
  • segni clinici di tipo renale (interessamento dei reni)
In molti casi si verificano delle forme miste nelle quali è presente sia la componente umida che quella secca, con la conseguente sovrapposizione dei segni clinici.

La diagnosi di FIP

Un gatto adulto affetto da FIP molto debilitato
Ottenere una diagnosi certa di FIP sulla base del quadro sintomatologico non è semplice, in quanto i segni clinici sono comuni ad altre malattie, come ad esempio la FIV e la FeLV.

L’esame istopatologico ed immunoistochimico a partire da campioni ottenuti in sede         autoptica o da biopsie intra-vitam è            considerato, ad oggi, il gold standard               diagnostico.

La visita è comunque fondamentale in quanto può indirizzare il veterinario verso un sospetto diagnostico.
Il test sierologico non è specifico in quanto rileva gli anticorpi contro il Coronavirus felino ma non è in grado di distinguere il virus mutato responsabile della FIP.
La sierologia può avere un senso qualora, in caso di positività, venisse eseguita la titolazione anticorpale, in quanto il virus della FIP scatena una reazione sistemica e la produzione di anticorpi, dunque, è molto maggiore rispetto ad una semplice infezione da Coronavirus enterico.
Anche la PCR non è in grado di fornire una diagnosi certa ma è noto che il Coronavirus enterico rimane solitamente confinato a livello della mucosa intestinale mentre il virus mutato si diffonde a tutto l’organismo.
Pertanto, l’isolamento del genoma virale in distretti diversi, quale ad esempio sangue, liquido prelevato dai versamenti o tessuti bioptici di organi interni è comunque altamente indicativo.
Il clinico, a questo punto, ha in mano tutta una serie di altre possibilità diagnostiche che devono essere contestualizzate ed interpretate, al fine di giungere ad una diagnosi.

Esami di laboratorio

In corso di FIP alcuni parametri ematobiochimici subiscono delle variazioni:
  • globuli rossi: possono subire una diminuzione (anemia)
  • globluli bianchi: è possibile assistere a quadri di leucopenia oppure di leucocitosi
  • parametri epatici: in alcuni soggetti si osserva aumento degli enzimi epatici e della bilirubinemia
  • proteine di fase acuta: aumento della dell’Amiloide Sierica A (SAA) e della Glicoproteina acida-alfa 1
  • protidogramma: molto frequente l’ipergammaglobulinemia e l’ipoalbuminemia nonché la diminuzione del rapporto albumine/globuline

Analisi del versamento intracavitario

L’analisi del versamento, quando presente, sia esso peritoneale, pleurico o pericardico, può essere molto utile per la diagnosi.
Per quanto l’aspetto macroscopico dell’essudato possa comunque indurre al sospetto, per avvicinarsi sempre di più alla diagnosi è possibile su di esso condurre alcuni approfondimenti di laboratorio:
  • determinazione delle proteine totali (>3,5 g/dL)
  • esame citopatologico: presenza di mononucleati e neutrofili
  • ricerca e titolazione degli anticorpi
  • PCR o rt-PCR per la ricerca del genoma virale
  • immunocitochimica per la ricerca di antigeni virali all’interno dei macrofagi

L’analisi del versamento può essere utile per escludere altre patologie.

Diagnostica per immagini

La diagnostica per immagini (radiologia ed ultrasonografia) può essere utilizzata per ottenere dati relativi alla presenza di versamenti o formazioni granulomatose.

Esiste una cura od un vaccino per la Peritonite Infettiva Felina?

In Italia, attualmente, non è possibile eseguire la vaccinazione contro la FIP, ma esiste un vaccino intranasale commercializzato in altri Paesi europei e non.
Non vi sono terapie antivirali realmente efficaci nei confronti della Peritonite Infettiva Felina ed i protocolli terapeutici in uso sono da considerare dei palliativi, volti per lo più ad attenuare la risposta infiammatoria del paziente associata alla progressione della malattia.
Nei gatti malati è molto importante, al fine di prolungare la durata e la qualità della vita, tenere sotto controllo eventuali patologie concomitanti.

La prognosi di FIP è quasi sempre infausta.

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